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DILUPOLI: innovazione e prevenzione per la convivenza tra allevamenti e lupo

  • alicecarpi
  • 28 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 8 mag

Negli ultimi anni, il ritorno stabile del lupo sull’Appennino ligure ha riportato al centro un tema complesso: la convivenza tra fauna selvatica e attività zootecniche. Per molti allevatori, soprattutto nelle aree montane e collinari, la predazione rappresenta oggi una delle principali criticità nella gestione quotidiana degli animali al pascolo.


DILUPOLI nasce proprio per affrontare questa sfida con un approccio diverso: non emergenziale, ma strutturato. Non basato esclusivamente sulla difesa passiva, ma sull’integrazione tra monitoraggio, prevenzione, tecnologia e gestione territoriale.


Il progetto, finanziato dal Piano Strategico della PAC – Regione Liguria, punta infatti a sviluppare e testare sistemi innovativi di allerta e allontanamento dei predatori, con particolare attenzione al lupo, favorendo al tempo stesso la sostenibilità economica degli allevamenti e la tutela della biodiversità.


Un problema reale per la zootecnia ligure


La presenza del lupo non è solo una questione ambientale. Ha ricadute dirette sulla vita delle aziende agricole: perdita di capi, aumento dei costi di sorveglianza, difficoltà nella gestione dei pascoli e progressivo abbandono delle aree marginali.


In molti territori, gli allevatori si trovano a lavorare in condizioni sempre più difficili. Le tradizionali misure di protezione — recinzioni e cani da guardiania — restano fondamentali, ma spesso non sono più sufficienti da sole.


DILUPOLI parte da questa consapevolezza: servono strumenti nuovi, capaci di supportare concretamente le aziende nella gestione del rischio predatorio.


Le innovazioni del progetto


Il cuore del progetto è rappresentato dalla sperimentazione di tecnologie innovative di prevenzione e monitoraggio.


Tra queste:


sistemi di dissuasione acustici e luminosi attivati automaticamente;

videocamere intelligenti in grado di riconoscere il lupo;

sistemi di alert in tempo reale;

utilizzo di fototrappole e termocamere;

collari e diffusori a feromoni con effetto dissuasivo;

raccolta e analisi dati tramite sistemi GIS.


L’obiettivo non è semplicemente “spaventare” il predatore, ma creare un sistema integrato capace di:


intercettare il rischio;

allertare rapidamente l’allevatore;

ridurre le probabilità di attacco;

migliorare la gestione complessiva dei pascoli.

Un progetto costruito sul territorio


Uno degli aspetti più importanti di DILUPOLI è il forte radicamento territoriale.


Il progetto coinvolge infatti aziende agricole pilota distribuite tra Ponente, Genova e Levante ligure, che diventeranno luoghi di sperimentazione concreta delle innovazioni.


Le prove in campo permetteranno di validare le soluzioni nelle reali condizioni operative degli allevamenti liguri, verificandone efficacia, sostenibilità economica e possibilità di replicazione.


Collaborazione tra ricerca, consulenza e aziende


DILUPOLI si fonda su un partenariato multidisciplinare che mette insieme competenze scientifiche, tecniche e operative.


Coldiretti Liguria coordina il progetto e garantisce il collegamento con il territorio e le aziende agricole.


Faunis, spin-off dell’Università di Sassari, si occupa delle attività di monitoraggio faunistico, raccolta dati e gestione dei conflitti uomo-fauna.


PSR & Innovazione Liguria cura invece il trasferimento delle conoscenze e il supporto tecnico alle aziende.


Accanto a loro operano le aziende agricole partner, che rappresentano il luogo in cui l’innovazione viene concretamente sperimentata.


Un modello di convivenza sostenibile


DILUPOLI non nasce con l’obiettivo di eliminare il predatore, ma di costruire un modello di convivenza più sostenibile tra attività agricole e fauna selvatica.


Un approccio che cerca equilibrio tra:

tutela della biodiversità;

protezione degli allevamenti;

sostenibilità economica;

presidio del territorio rurale.


Perché mantenere viva la zootecnia nelle aree interne significa anche preservare paesaggi, pascoli, tradizioni e comunità locali.


E oggi, più che mai, innovazione e territorio devono lavorare insieme.

 
 
 

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